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Alan Rickman. Le generazioni degli anni ’80/’90 se lo ricordano per aver interpretato il cattivo in un film con Bruce Willis nei panni di John McLane, ovvero Die Hard – Trappola di Cristallo, mentre i più giovani lo hanno adorato in Harry Potter, quando vestiva i panni del sosia di Renato Zero, Severus Piton. Nel film “Le Regole del Caos”  (leggi la trama e guarda il trailer) ritroviamo Rickman nella duplice veste di attore e regista. Dietro alla macchina da presa ci porta nella Francia del 1682 – anche se il film causa low budget è interamente girato in Inghilterra – dove una meravigliosa Kate Winslet lavora come giardiniera al servizio del Re Luigi XIV, supportata da Andrè Le Notre (Matthias Schoenaerts) ovvero una specie di Vladimir Putin coi capelli lunghi. Davanti alla macchina da presa – il film è registrato interamente in pellicola – Rickman assume una veste regale, magnetica e austera calandosi nei panni del Re Sole.

La trama del film mescola realtà e finzione, la parte romanzata mostra scelte narrative spesso troppo banali mentre il ritmo scorre lento, complice anche una colonna sonora che rispecchia a grandi linee l’epoca nella quale la vicenda viene narrata. Tuttavia con gag centellinate e una riproposizione molto fedele degli usi e costumi della Francia di fine 17° secolo, lo spettatore rimane incuriosito fino alla fine. Un plauso ai costumi di scena: se spesso per la realizzazione de “Le Regole del Caos” si è dovuto fare i conti con un budget limitato, non si è badato a spese per gli abiti indossati (e meno male).

“Le Regole del Caos” si rivolge più che altro agli amanti dei film storici non troppo adulterati da una pesante licenza artistica che tende a snaturare la realtà storica dei fatti, anche se mostra solo una piccola porzione della società francese preilluminista, principalmente quella nobile e laboriosa.

Concludendo, “Le Regole del Caos” è godibile pur essendo senza troppe pretese, nonostante la fotografia sia più che soddisfacente, impreziosita (o limitata?) dall’essere impressa su pellicola. L’interpretazione di Kate Winslet vale da sola il prezzo del biglietto, purtroppo non è però supportata da un cast alla sua altezza, anche perché le scene in cui compare un Alan Rickman da applausi sono sin troppo poche e le stesse energie che Sabine – il personaggio della Winslet – impiega nella trama, l’attrice stessa le impegna facendosi carico sulle proprie spalle l’onere dell’aumentare la caratura artistica della pellicola.

Sufficienza piena per merito dell’attrice Premio Oscar e del regista.

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