Parlando con un’amica di Serie TV, è stato inevitabile parlare di Gomorra. Non mi riferisco al prodotto Gomorra, le recensioni ne parlano come una serie tv di qualità eccelsa e che regala un minimo di credibilità in termini di qualità per le Serie TV italiane, tant’è da essere stata catalogata come “Terza Serie TV più bella del mondo” dal New York Times (ma le prime due non sono molto conosciute).

Tralasciamo le polemiche che coinvolgono Roberto Saviano, tra gli autori e gli ideatori della serie, che sono ormai datate, ma è doveroso ricordare che un uomo che ha sacrificato la propria libertà vivendo sotto scorta per denunciare la Camorra, ora guadagni introiti creando storie che di fatto in Gomorra la esaltano, andando a creare un controsenso che legittimamente genera qualche perplessità in termini di coerenza. Tuttavia è anche doveroso ricordare come lo scrittore napoletano abbia ricevuto “la benedizione” da Ilda Bocassini che esalta il lavoro di Saviano perché “mette in guardia contro il male”.

Sarà anche come dice Ilda Bocassini, ma il punto è un altro. Stiamo parlando di un prodotto televisivo, qualcosa che crea intrattenimento. Puoi anche creare un telefilm in cui costruisci il personaggio in modo che possa essere il peggior cattivo della storia delle Serie TV, ma se è il protagonista, anche se anti-eroe, sarà il beniamino del pubblico.

Guardate Breaking Bad. L’ennesima serie televisiva, forse la più riuscita se non la migliore al mondo, che tratta di droga. Il protagonista è un uomo, un padre di famiglia, che si converte al male. Spaccia, uccide, manipola le persone attorno a lui, gioca con le vite degli altri (qualcuno direbbe “Ma ha anche dei difetti”).
Da uomo umile e mite è diventato un boss a tutti gli effetti.
E sua moglie? La donna incorruttibile, il personaggio che qualche esaltato odiava a tal punto da arrivare a minacciare di morte l’attrice che interpretava quel ruolo, era il personaggio più odiato.
Il fascino del male? Probabile, ma la Serie TV non è stata realizzata da un uomo che ha speso anni della sua vita a dire quanto la droga sia sbagliata o che sia stato costretto a vivere sotto scorta per il medesimo motivo.

Quello che cerco di dire, lo si evince anche da certe frasi tipo che sono diventate dei veri e propri tormentoni nell’immaginario collettivo ed estrapolate proprio da Gomorra, trasformando i personaggi come star da imitare.

Perché non realizzare invece una serie tipo “Le mani dentro la città“, ideata per Mediaset, in cui venivano raccontate le nefandezze della ‘Ndrangheta dal punto di vista di un agente di Polizia? O raccontare la vita di personaggi integerrimi che emulino le gesta di Falcone e Borsellino?

Perché non fa audience, perché non è figo e affascinante come il malavitoso, semplicemente.

Certo, la bellezza è negli occhi di chi guarda e so benissimo che non sarà una serie tv a trasformare una persona in un camorrista (come giustamente sostenuto da Alessandro Orsini su Il Messaggero e pubblicato sul sito di Saviano), così come Breaking Bad non mi ha trasformato in uno spacciatore o in un consumatore di droga. Anche se, nel caso di Breaking Bad, gli spacciatori quelli veri, omaggiavano la Serie TV producendo “roba blu” come nel telefilm. 

La verità è solo una, non abbiamo bisogno di un’ennesima serie tv o di un ennesimo film a ricordare quanto la Mafia, la Camorra o la N’drangheta facciano schifo, basta accendere il TG e ascoltare le notizie.
La realtà, non una serie tv, dovrebbe “mettere in guardia contro il male“.

Share Button

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here