Ho appena terminato la serie tv da poco uscita su Netflix “13 Reasons Why“, in Italia semplicemente battezzata “Tredici“. La serie è stata prodotta dal colosso americano di streaming sei anni dopo l’uscita del romanzo “13“, scritto da Jay Asher da cui la serie prende spunto.
Così come il romanzo anche gli episodi su Netflix raccontano le terribili vicende di una ragazza  di dicassette anni suicida, che testimonia i motivi del suo gesto in una raccolta di tredici audiocassette recapitate ad altrettanti destinatari, ritenuti direttamente o indirettamente colpevoli della sua morte.

 

Iniziamo a dire che non è una serie tv. E’ la dolorosa trasposizione “cinematografica” di come facilmente possa innescarsi un tragico effetto domino di azioni e reazioni negative in seguito ad un primo fattore scatenante, un episodio di bullismo, che conduce inesorabilmente, giorno dopo giorno ad un drammatico epilogo. Il prodotto, la cui produttrice esecutiva è nientedimeno che Selena Gomez, ha come scopo il nobile intento di sensibilizzare il pubblico su tematiche importanti quali il bullismo e qualsiasi violenza ad esso collegata (violenza sessuale, molestie, maltrattamenti etc), ma anche di lanciare un salvagente a tutte quelle persone che si sentono affogare nel mare di problemi che da sole, non riescono a risolvere.

13 reasons why è una di quelle poche serie di cui non devi preoccuparti degli eventuali spoiler perché quasi fin dal primo episodio si conosce il quadro generale della trama. Vi sono solamente delle questioni irrisolte che vengono spiegate, punto per punto, nelle 13 cassette registrate da Hannah, in cui racconta i motivi che l’hanno spinta a togliersi la vita.

13 Reasons Why merita una recensione più approfondita: come serie tv e come importantissimo messaggio da mandare alle generazioni di oggi, vittime e carnefici allo stesso tempo, la cui mente è trivellata ogni giorno da falsi miti sui social media, messaggi sbagliati e mai “educati” al raggiungimento di un equilibrio emotivo, complice la comprensibile impreparazione per via della giovane età.

Una serie tv diretta magistralmente, come dicevo all’inizio, persino dolorosa.
Perfetta sotto quasi ogni punto di vista, anche se, verso la conclusione, forse per conservarsi qualche spunto per un’eventuale seconda stagione, si lasciano almeno tre o quattro punti interrogativi. Ed è singolare, dopo le bizzeffe di argomenti delicatissimi che la serie è andata anche a solo sfiorare. Ipocrisia, invidia, armi facilmente reperibili, violenze sessuali, suicidio, incomprensioni, spaccio, odio, minacce, abuso di alcol, etc.
Troppa carne al fuoco, necessaria anche per “allungare un po’ il brodo e per tenere lo spettatore (o il lettore il libro non l’ho letto) incollato allo schermo. Insomma, dopo 13 episodi intensissimi, l’epilogo – a tratti sbrigativo – non è all’altezza per via delle questioni lasciate in sospeso.

Un plauso alla colonna sonora, davvero pazzesca, sapientemente calibrata e mai invadente. Sempre puntuale con la canzone giusta a far da sottofondo alla situazione giusta. Fotografia onesta, d’impatto per le tematiche trattate, ma niente che rimarrà impresso, se non per il bilanciamento del bianco, caldo nei pochi momenti sereni – principalmente i flashback, freddi e tenui nel “presente” a ricordare come sia una serie tv estremamente drammatica e dai contorni e dall’aura pesanti, come il fardello insostenibile per dei ragazzi di diciasette anni.

Punti di domanda a parte, poche serie tv mi hanno fatto male e provocato del disagio, fino quasi a disturbarmi. Sono solo tre. La prima è Z Nation che mi ha fatto davvero vomitare in tutti i sensi, e l’ho interrotta. La seconda è Breaking Bad, che in diverse occasioni mi ha davvero lasciato senza fiato, e infine 13 Reasons Why.

13 Reasons Why è una di quelle serie crude, cruente perché sono così terribilmente vicine alla realtà. Così tremendamente verosimili che credi che la storia di Hannah Baker possa succedere ovunque e a chiunque. E’ una di quelle serie tv che potrebbero, nonostante le terribili scene (che, forse, avrebbero potuto risparmiarsi) essere trasmesse nelle scuole.

Serie televisive come 13 Reasons Why sono l’unica arma che abbiamo per tentare di arginare un fenomeno come il bullismo. E’ la serie televisiva che dovrebbero vedere tutte quelle persone che si nascondono dietro uno schermo e colpiscono quelle più fragili.

Mi vengono in mente, se volessimo decontestualizzare la versione a Stelle e Strisce e la tinteggiassimo con il Tricolore (ma forse andremmo off topic), i drammatici gesti di Tiziana Cantone e delle altre tantissime Tiziana. Chi si ricorda di “Forza Chiara!” o dei recentissimi episodi di “The Fappening” o della circolazione incontrollata delle foto di Diletta Leotta? Quante persone abbiamo direttamente o indirettamente colpito, ignari del dolore che saremmo andati a causare?

Se si potesse trasmettere una serie tv come questa nelle scuole, forse, il bullismo potrebbe venire bullizzato, forse potrebbe subire un terribile colpo. Perché 13 Reasons Why ti mostra le crudissime conseguenze, anche se ipotetiche, che un gesto da noi ritenuto “senza valore” (perché non siamo stati educati adeguatamente dai luoghi o dalle persone che dovrebbero impartirci l’istruzione) possa in realtà andare a distruggere inesorabilmente una persona.

13 Reasons Why se venisse vista come un’opportunità di apprendimento e non come l’ultima serie tv in voga oggi, potrebbe insegnare, con dei veri e propri pugni fatti a immagine, il rispetto per gli altri e l’importanza che dovremmo dare alle decisioni che giorno dopo giorno prendiamo, che vanno a delineare le persone che siamo e le conseguenze che andiamo a generare.
Il famoso effetto farfalla, di cui anche si parla nella Serie Tv.

In conclusione, è una serie tv che fa pensare, riflettere e che forse potrebbe essere più efficace di qualsiasi libro o tentativo di comunicazione, perché è un messaggio trasmesso da dei talentuosissimi e giovani attori, ed indirizzato a loro coetanei attraverso un potente strumento di comunicazione quali Netflix. E poco importa, questa volta, se venisse rubata e diffusa gratuitamente come recentemente successo agli episodi di Orange Is The New Black.

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